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5 capolavori della letteratura finlandese

La Scandinavia, per me, è sempre stata un posto lontano, un’idea fatta principalmente di immagini rubate ai documentari. Eppure, c’è qualcosa in quei posti che mi chiama e ho trovato il modo di andarci lo stesso: leggendo autori finalndesi.

La letteratura finlandese mi ha aperto una porta su un mondo che non conosco di persona ma che sento vicino, come se lo avessi vissuto un po’. Non è famosa come quella svedese o norvegese, con i loro gialli che ti tengono sveglio la notte, ma ha un sapore tutto suo: è ruvida, sincera, a volte così delicata da farti quasi male, altre volte così assurda che ti strappa un sorriso. Mi sono messo a sfogliare libri, a cercare storie che mi portassero là, e alla fine ho scelto cinque titoli che mi hanno fatto viaggiare senza muovermi dal divano. C’è il caos di sette fratelli ribelli che mi ha fatto immaginare la vita nelle campagne finlandesi, i silenzi d’estate di Tove Jansson che mi hanno quasi convinto a mollare tutto per una capanna su un’isola, e poi le ombre di un passato duro, quello di Sofi Oksanen, che mi hanno fatto capire quanto pesi la storia da quelle parti. Io, che la Finlandia la vedo solo con gli occhi della mente, attraverso queste pagine ho sentito il vento freddo, il profumo degli abeti, la fatica di chi ci è nato. E ora voglio condividere questo viaggio con voi: cinque libri che mi hanno portato laggiù, e che magari vi faranno venir voglia di prendere un aereo – o almeno di aprire un libro.


1. “I sette fratelli” (Seitsemän veljestä) di Aleksis Kivi

Pubblicato nel 1870, I sette fratelli di Aleksis Kivi è unanimemente riconosciuto come il primo romanzo significativo scritto in lingua finlandese, un’opera che ha gettato le basi per la letteratura nazionale in un’epoca in cui la Finlandia cercava di affermare la propria identità culturale sotto il dominio russo. La trama segue le vicende di sette fratelli – Juhani, Tuomas, Aapo, Simeoni, Timo, Lauri ed Eero – che, dopo la morte dei genitori, si ribellano alle convenzioni sociali e si rifugiano nella foresta di Impivaara. Kivi intreccia con maestria elementi di realismo e folklore, dipingendo un ritratto vivido della vita rurale e delle tensioni tra tradizione e modernità. L’umorismo, spesso caustico, e i dialoghi vivaci conferiscono al testo un’energia unica, mentre i conflitti interiori dei protagonisti esplorano temi universali come la libertà e la responsabilità. Quest’opera non è solo un pilastro della letteratura finlandese, ma anche una testimonianza dell’emergere di una coscienza nazionale, rendendola una lettura imprescindibile per comprendere le radici culturali del Paese.


2. “Il libro dell’estate” (Kesäkirja) di Tove Jansson

Tove Jansson, celebre in tutto il mondo per la serie dei Mumin, dimostra con Il libro dell’estate (1972) la sua straordinaria versatilità come autrice. Questo romanzo breve, ambientato su una minuscola isola del Golfo di Finlandia, esplora il legame tra una nonna anziana e la giovane nipote Sophia durante un’estate sospesa nel tempo. Attraverso una prosa limpida e poetica, Jansson cattura la bellezza austera della natura nordica e la complessità delle relazioni umane, alternando momenti di leggerezza a riflessioni profonde sulla vita, la morte e il trascorrere delle stagioni. Ogni capitolo è un piccolo gioiello narrativo, autonomo ma intrecciato in un mosaico emotivo che celebra la semplicità e la resilienza. Lontano dalla fantasia dei Mumin, Il libro dell’estate si distingue per il suo minimalismo lirico e per la capacità di trasformare l’ordinario in straordinario, offrendo ai lettori un’esperienza contemplativa che risuona a lungo.


3. “La purga” (Puhdistus) di Sofi Oksanen

Con Puhdistus (2008), tradotto in italiano come La Purga, Sofi Oksanen si è affermata come una delle voci più potenti della letteratura nordica contemporanea. Il romanzo, vincitore di numerosi premi internazionali, intreccia le vite di due donne – la giovane Aliide, negli anni Quaranta, e Zara, negli anni Novanta – sullo sfondo della tormentata storia della Finlandia e dell’Estonia sotto l’occupazione sovietica. Oksanen esplora con cruda intensità temi come il trauma intergenerazionale, la violenza di genere e il peso della memoria, costruendo una narrazione che alterna passato e presente con un ritmo incalzante. La scrittura, densa e viscerale, non risparmia dettagli disturbanti, eppure è proprio questa schiettezza a rendere il libro un atto di catarsi, un “purificazione” – come suggerisce il titolo originale finlandese. Opera di straordinaria rilevanza storica e letteraria, Puhdistus illumina le cicatrici nascoste di un’intera regione, conquistando il lettore con la sua forza emotiva e politica.


4. “L’anno della lepre” (Jäniksen vuosi) di Arto Paasilinna

Arto Paasilinna, maestro dell’umorismo nordico, regala con L’anno della lepre (1975) un romanzo che unisce avventura, satira e una critica sottile alla modernità. La storia segue Kaarlo Vatanen, un giornalista disilluso che, dopo aver accidentalmente ferito una lepre, decide di abbandonare la sua vita urbana per vagabondare nella wilderness finlandese con l’animale come compagno. Questo viaggio picaresco, ricco di incontri surreali e situazioni paradossali, celebra la libertà individuale e il ritorno alla natura, contrapponendoli alla rigidità della società contemporanea. La prosa di Paasilinna è fluida e ironica, capace di trasformare episodi apparentemente semplici in riflessioni esistenziali dal sapore universale. Tradotto in decine di lingue, L’anno della lepre è diventato un simbolo della letteratura finlandese moderna, apprezzato per il suo spirito anticonformista e per il modo in cui cattura l’essenza del paesaggio e dell’animo nordico.


5. “Croci in Carelia” (Tuntematon sotilas) di Väinö Linna

Pubblicato nel 1954, Croci in Carelia (Tuntematon sotilas, in originale) di Väinö Linna è un capolavoro del realismo che offre uno sguardo senza filtri sulla Guerra di Continuazione (1941-1944) tra Finlandia e Unione Sovietica. Il romanzo segue un reparto di soldati finlandesi – un gruppo eterogeneo di contadini, operai e intellettuali – attraverso le difficoltà del fronte, mettendo in luce il coraggio, la paura e la fragilità umana. Linna abbandona ogni retorica eroica per concentrarsi sulla quotidianità della guerra: le conversazioni crude, le tensioni tra commilitoni e il senso di cameratismo che emerge nei momenti più bui. La sua scrittura, diretta e priva di abbellimenti, riflette la voce del popolo finlandese, rendendo il testo un documento storico oltre che letterario. Adattato più volte per il cinema, Sconosciuti rimane un’icona culturale, un’opera che non solo commemora un capitolo cruciale della storia nazionale, ma esplora con profondità la condizione umana in tempo di crisi.

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