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Ascoltare gli alberi: il messaggio di Stefano Mancuso e Thoreau per un futuro sostenibile

Nel contesto di una crisi climatica sempre più pressante, il rapporto tra l’uomo e la natura è al centro di riflessioni profonde e urgenti. Stefano Mancuso, scienziato e divulgatore, nel suo intervento al KUM19, prende spunto dal pensiero di Henry David Thoreau, il filosofo e naturalista americano, per esplorare il valore intrinseco degli alberi e il loro ruolo vitale per l’ambiente e la salute umana. Attraverso una serie di temi interconnessi, Mancuso ci invita a ripensare il nostro rapporto con la natura, passando da una visione utilitaristica a una di rispetto e interconnessione.

Thoreau: un precursore dell’ecologia

Henry David Thoreau, spesso considerato un “proto ecologista”, è stato un uomo che ha unito pensiero e azione, vivendo in armonia con la natura. La sua famosa opera, “Walden”, è solo una parte del suo lascito: i suoi diari, ricchi di osservazioni sulla natura, offrono intuizioni preziose spesso trascurate. Thoreau è anche noto per il suo concetto di “disobbedienza civile”, che Mancuso cita per sottolineare l’importanza di seguire la propria coscienza, soprattutto quando le leggi violano i diritti fondamentali. “Le leggi non sono obbligatorie se una legge viola il diritto e la coscienza degli uomini: bisogna non rispettarle”, afferma Mancuso, riprendendo il pensiero di Thoreau.

I colori autunnali: un linguaggio segreto degli alberi

Uno degli aspetti più affascinanti del discorso di Mancuso riguarda i colori autunnali. Contrariamente alla vecchia teoria del riassorbimento della clorofilla, Mancuso spiega che questi pigmenti sono prodotti attivamente dagli alberi. “Si è scoperto qualche anno fa che questi pigmenti colorati non appaiono perché la clorofilla scompare, ma in verità sono prodotti dagli alberi in quel periodo dell’anno”, afferma. Questi colori brillanti sono un segnale “onesto” per gli animali, come gli afidi, che indicano la forza della pianta e scoraggiano l’ovodeposizione. Un’analogia efficace è quella delle gazzelle che saltano per dimostrare ai leoni la loro vitalità: “Stanno dicendo al leone, di fatto, saltando tutte più alte che possono: ‘Leone, guarda come sono forte’”.

Gli alberi in città: alleati per la salute e il clima

Mancuso dedica una parte significativa del suo intervento al ruolo degli alberi in ambiente urbano. Non solo abbassano la temperatura attraverso l’ombra e la traspirazione, ma gestiscono anche il ciclo delle acque, riducendo il rischio di allagamenti. “Le piante fanno da buffer, da spugna che raccoglie questa acqua e poi la rilascia lentamente”, spiega. I benefici per la salute sono altrettanto impressionanti: piantare alberi riduce i tempi di degenza ospedaliera e può persino ridurre le disuguaglianze sociali. Inoltre, c’è una correlazione inversa tra il numero di alberi in città e i disturbi psichici, i suicidi e i crimini contro la persona. “Non esiste un singolo evento che abbia un maggiore effetto sulla salute delle persone che piantare alberi”, afferma Mancuso.

Proteggere gli alberi monumentali: una questione di rispetto

Mancuso critica duramente la mentalità utilitaristica che vede gli alberi solo come fonte di legname. “Questo è quello che abbiamo perso: 5 milioni di metri cubi di legno. Non sappiamo il numero di alberi, sappiamo 5 milioni di metri cubi di legno, come se gli alberi avessero l’unica funzione di fornire il legno per noi”, denuncia. Gli alberi monumentali, in particolare, dovrebbero essere protetti, non abbattuti. L’ossessione per la sicurezza e i tagli preventivi sono sintomi di una società che non comprende il valore intrinseco di questi giganti viventi. “Il tempo delle piante è uno dei motivi che ci impedisce di capirle”, osserva Mancuso, sottolineando come il loro ciclo vitale, molto più lungo del nostro, renda difficile per noi apprezzarne appieno il ruolo nell’ecosistema.

Thoreau e l’etica del rispetto per la vita

Thoreau vedeva gli alberi come entità viventi, non semplicemente come risorse da sfruttare. “Strano che così poche persone vengano nei boschi a vedere come il pino vive e come sempre più in alto solleva le sue braccia sempreverdi alla luce”, scriveva. Mancuso riprende questa visione, criticando l’antropocentrismo che considera l’uomo “meglio” degli altri esseri viventi. “Io credo che questo non ci renda migliori degli altri esseri viventi. ‘Meglio’ è un’idea molto pericolosa”, afferma. La vera sfida, secondo Mancuso, è passare da una visione utilitaristica della natura a una di interconnessione e rispetto per la vita.

Ottimismo e futuro: il ruolo del cervello umano

Nonostante i danni che l’uomo ha causato al pianeta, Mancuso esprime ottimismo. “Io sono certo che il nostro cervello è un vantaggio evolutivo, ma noi lo stiamo utilizzando come un bambino utilizza un martello nella sua casa”, afferma. La chiave per un futuro sostenibile sta nel comprendere e mettere in pratica il messaggio di Thoreau, imparando a vivere in armonia con la natura.

Conclusione

Stefano Mancuso, attraverso il pensiero di Thoreau, ci invita a ripensare il nostro rapporto con gli alberi e, più in generale, con la natura. Gli alberi non sono solo risorse da sfruttare, ma esseri viventi che svolgono un ruolo cruciale per l’ambiente e la nostra salute. Piantare alberi, proteggere quelli esistenti e adottare una visione più rispettosa della vita sono passi essenziali per costruire un futuro più sostenibile. Come ci ricorda Mancuso, “ciò di cui abbiamo estremamente bisogno è cominciare tutti, e subito, a pensare che gli esseri viventi che ci circondano non sono una cosa da utilizzare, ma fanno parte di una rete”.

Questo è il messaggio che dobbiamo portare con noi, un invito all’azione per un futuro in cui l’uomo e la natura possano coesistere in armonia.

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