La destra italiana ha una lunga storia di tentativi di costruzione di un proprio Pantheon culturale, spesso appropriandosi di opere e simboli apparentemente lontani dalla sua tradizione politica. Da J.R.R. Tolkien a Michael Ende, il fantasy è diventato un terreno fertile per questa strategia, seguendo il mantra della nuova “egemonia culturale”. Ma perché autori come questi sono stati “arruolati” dalla destra? E come si inseriscono in un progetto culturale più ampio? Scopriamolo.
Tolkien e la Destra Italiana: Le Radici di un Mito
J.R.R. Tolkien, autore de Il Signore degli Anelli, è un simbolo insospettabile per la destra italiana. Negli anni ’70, il Movimento Sociale Italiano (MSI) e il Fronte della Gioventù trovarono nella Terra di Mezzo un immaginario perfetto per colmare un vuoto culturale post-fascista. I Campi Hobbit, raduni giovanili ispirati al mondo tolkeniano, celebravano valori come tradizione, comunità e resistenza alla modernità, interpretati in chiave conservatrice.
La prima traduzione italiana del 1970, con l’introduzione di Elémire Zolla, rafforzò questa lettura: Tolkien fu presentato come un critico del progresso tecnologico, un autore cattolico e tradizionalista i cui temi si adattavano alla narrazione della destra radicale. Giorgia Meloni, oggi leader di Fratelli d’Italia, è un’ereditiera di questa passione, usando il richiamo a Tolkien per legittimare una “battaglia culturale” contro il progressismo. Eppure, l’autore inglese detestava le letture allegoriche della sua opera, rendendo questa appropriazione più strumentale che fedele.
La Storia Infinita: Ende e la Lotta al Nulla Moderno
Anche La Storia Infinita di Michael Ende ha subito un destino simile. Pubblicato nel 1979 e tradotto in Italia negli anni ’80, il romanzo offre una critica al nichilismo e al consumismo, incarnati dal “Nulla” che divora Fantàsia. La destra italiana vi lesse un appello alla riscoperta delle radici e della fantasia, opponendosi alla modernità disumanizzante. Ende, con le sue posizioni antimaterialiste, divenne un autore appetibile per i circoli conservatori, nonostante il suo approccio universale fosse lontano da qualsiasi militanza politica.
In un’Italia polarizzata, dove la sinistra snobbava il fantasy come genere “escapista”, la destra trovò terreno libero per fare propria questa narrazione, usandola come arma culturale contro l’omologazione globale. Il risultato? Un altro simbolo adottato per rafforzare un’identità alternativa.
Perché “Atreju” è il nome meno adatto per la kermesse di Fratelli d’Italia
Il nome “Atreju”, scelto per la kermesse di Fratelli d’Italia fin dal 1998, si ispira al protagonista de La Storia Infinita. Giorgia Meloni lo ha descritto come “un giovane coraggioso che combatte il Nulla che avanza”, un simbolo della lotta al nichilismo che si adatterebbe alla sua visione politica. Tuttavia, questo nome è problematico per diversi motivi, sia etici che concettuali, e appare incoerente con gli ideali dell’opera di Ende.
Michael Ende era contrario alla politicizzazione della sua arte. Roman Hocke, agente letterario e collaboratore degli eredi di Ende, ha dichiarato nel 2024 che l’uso di “Atreju” per una manifestazione politica non è mai stato autorizzato e contrasta con i principi dell’autore (HuffPost Italia, 8 dicembre 2024). Ende, segnato dall’esperienza del nazismo, vedeva la cultura come un mezzo di unione, non di propaganda partitica. Associare Atreju a un evento di un partito nazionalista e conservatore come Fratelli d’Italia tradisce il suo spirito inclusivo e universale.
Nel romanzo, Atreju è un “Pelleverde”, un orfano cresciuto dalla comunità, senza legami di sangue o vincoli familiari tradizionali. La sua identità è fluida e collettiva, opposta alla retorica di Fratelli d’Italia, che insiste sulla famiglia tradizionale e sull’identità nazionale come pilastri assoluti. Chiamare una kermesse “Atreju” mentre si promuovono politiche che escludono (es. contro migranti o minoranze) è un controsenso: Atreju lotta per salvare Fantàsia, un mondo di diversità, non per chiuderlo in un confine.
Meloni interpreta il Nulla come il nichilismo moderno, incarnato da progressismo, globalizzazione o perdita di valori tradizionali. Ma per Ende, il Nulla è la perdita di immaginazione e speranza, un pericolo che può colpire qualsiasi ideologia, inclusa quella rigida della destra. Usare Atreju per una causa politica specifica riduce la sua lotta universale a uno slogan di parte, snaturandone il significato.
L’Egemonia Culturale della Destra: Strategie e Limiti
L’appropriazione di Tolkien ed Ende non è un caso isolato, ma parte di un progetto più ampio per creare una nuova egemonia culturale. Dopo la Seconda guerra mondiale, la destra italiana, emarginata dall’influenza della sinistra (soprattutto del PCI), cercò di costruirsi una legittimità alternativa. Dagli anni ’70, con la Nuova Destra e i Campi Hobbit, si puntò su miti epici e simboli antimoderni, affiancati da musica alternativa e riletture di autori come Nietzsche ed Evola.
Con Alleanza Nazionale negli anni ’90 e Fratelli d’Italia oggi, la strategia si è evoluta: investimenti in editoria, nomine in enti culturali come la RAI, e un discorso pubblico che mescola populismo e tradizione. Meloni incarna questa sintesi, usando riferimenti culturali “alti” per attrarre consensi. Tuttavia, il progetto mostra limiti: manca una rete intellettuale solida e le appropriazioni strumentali rischiano di apparire superficiali.
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